Festival dell’Economia a Trento e a Torino: si parla di transizione ecologica senza ecologia


da Il FattoQuotidiano Economia & Lobby – 6 Giugno 2022

Festival dell’Economia a Trento e a Torino: si parla di transizione ecologica senza ecologia

di Fernando Boero

Ci sono due Festival dell’Economia: a Trento e a Torino. Ho scaricato i programmi e ho cercato i miei argomenti prediletti: come affronteranno, gli economisti, la transizione ecologica, il green deal, la sostenibilità? La transizione ecologica, infatti, richiede una nuova impostazione dell’economia e delle tecnologie, dando valore centrale al capitale naturale, oggetto di studio dell’ecologia. Economia, tecnologie ed ecologia devono collaborare per realizzare la transizione ecologica. La necessità di una transizione deriva proprio dal fatto che economia e tecnologie non si sono mai sviluppate tenendo in considerazione il capitale naturale, causando il suo deterioramento. È dal 1992, con la convenzione sulla biodiversità a Rio de Janeiro, che i grandi del mondo parlano di queste cose. Dalle parole si sta passando ai fatti (il Pnrr dovrebbe dedicare enormi risorse alla transizione ecologica) e quindi, finalmente, dovremmo essere pronti alla tanto auspicata collaborazione.

Nelle linee guida europee che riguardano il green deal si dice che la biodiversità deve essere trasversale a tutte le iniziative. E lo stesso vale per gli ecosistemi. Non a caso sia la biodiversità sia gli ecosistemi sono entrati nei valori fondanti della Costituzione. E quindi mi dico: vediamo dove, in questi due festival, si progetta finalmente una convergenza tra l’economia e l’ecologia, in modo che le due possano finalmente collaborare. Scorro i nomi degli invitati e non riesco a trovare esperti di biodiversità ed ecosistemi. Cerco le parole “transizione ecologica”, “biodiversità”, “capitale naturale”. Ma non trovo quasi niente. Transizione ecologica è presente come qualifica del ministro che, però, parla di transizione energetica. Molto gettonata anche la transizione digitale. Il capitale naturale, l’altra faccia del capitale economico, non sono riuscito a trovarlo.

Biodiversità è presente solo in un programma, marginalmente: alla faccia della trasversalità in tutte le iniziative predicata dalla Commissione Europea. La mia impressione, quindi, è che a guidare la transizione ecologica ci siano gli stessi che l’hanno reso necessaria, e sempre loro si propongono per gestire i fondi ad essa dedicati, senza transitare di un millimetro da dove stanno da sempre. D’altronde siamo il paese dei Gattopardi: tutto deve cambiare perché tutto resti come prima. Chi ha usufruito di grandissimo potere economico e decisionale non ha alcuna intenzione di condividere quel potere con gli ecologi. Men che mai spartire il malloppo.

Il lavaggio verde delle iniziative del passato è una mano di pittura su una carrozzeria corrosa, e la mia impressione è che ci vogliano vendere un’auto usata mascherata da auto nuova. Io non voglio e non posso vedere gli economisti come nemici. Non si può generare una nuova economia (quella sostenibile da un punto di vista ambientale) senza gli economisti. La loro conoscenza è essenziale: gli ecologi non sarebbero in grado di gestire l’economia o di progettare nuove tecnologie sostenibili. Ma gli economisti e i tecnologi non sono in grado di gestire gli ecosistemi, anche se le loro azioni hanno ricadute sugli ecosistemi. Economisti e tecnologi, però, non ne vogliono sapere di ecologia e di ecologi. Se ne tengono accuratamente alla larga. Casomai ne dovessero chiamare uno, sarebbe solo contro decine di altri che la pensano diversamente.

Diciamo che tecnologi ed economisti non sapevano che il loro comportamento avrebbe portato all’insostenibilità (anche se gli ecologi denunciano da decenni l’insostenibilità dei nostri sistemi di produzione e consumo). Dopotutto non avevano le basi conoscitive per comprenderlo, visto che le scienze dell’ambiente non fanno parte dei loro percorsi di formazione. Ma ora lo sanno. I governi hanno deciso che non si può andare avanti così, che bisogna cambiare. Ecco, ora c’è qualcosa che non va. Lo sanno, ma fanno finta di non saperlo.

Da una parte ci sono due festival dell’economia, dall’altra non ce n’è neppure uno di ecologia. Ma sarebbe sbagliato se ci fosse. Le due discipline e le tecnologie non devono essere autoreferenziali, si devono confrontare e contaminare. Prima con elaborazioni concettuali, per disegnare percorsi, e poi con attività concrete, derivanti dalla nuova consapevolezza. Ora gli economisti non hanno più scuse. Non possono far finta di non saperlo. Se ora ci ripresentano l’economia come qualcosa che non c’entra con il capitale naturale… vanno presi a torte in faccia. Come metaforicamente sto facendo ora.

Ma poi non dovrebbero essere giovani arrabbiati a lanciare davvero quelle torte: dovrebbero essere i politici che hanno deciso di investire nella transizione ecologica, visto che li stanno prendendo in giro. Il problema, però, è che i politici hanno preso queste decisioni senza piena consapevolezza del loro significato, e sono stati presi in giro dagli economisti. Oppure erano i politici che ci volevano prendere in giro, ed erano d’accordo con gli economisti. Quando dico “economisti” intendo gli economisti mainstream. Altri economisti hanno capito. Ma non ho trovati, nel programma. Anzi: nei programmi. Bisognerà pensare a un terzo festival, un Eco-festival dove finalmente ecologia ed economia si parleranno ad armi pari. Per progettare la transizione ecologica.


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