Daily 6 Ottobre PMFF Open Critics Marcello Casalino

Daily Report 6 Ottobre

La seconda giornata della quinta edizione del Pianeta Film Festival è iniziata con la sezione Cinematinèe, che ha accompagnato il caffè mattutino con una serie di incontri e proiezioni.

Ad aprire la mattinata è stato il talk con Maurizio Gemma, direttore della Film Commission Campania, e la professoressa Maria Luisa Iavarone dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope.

A seguire, l’anteprima campana di “Guts” di Patrizia Bruno, presente in sala per incontrare il pubblico. Il lungometraggio racconta un viaggio di cinque mesi attraverso l’Africa compiuto da due donne che scelgono di sfidare le convenzioni e seguire il proprio istinto, andando alla ricerca delle storie di donne che hanno contribuito a cambiare il continente africano.

La mattinata è proseguita con un talk con Tommaso Frosini, presidente del CIRA, e con un ulteriore incontro con Annamaria Punzo, dell’Assessorato alla Cultura di Forio, Davide Laezza, assessore alla Cultura e ai Beni Culturali, e Tonino Miccio, direttore dell’Area Marina Protetta di Ischia. Gli incontri, intervallati dalle proiezioni dei cortometraggi, hanno concluso la sezione Cinematinèe.

Alle 15, mentre all’Università degli Studi di Napoli Parthenope proseguiva il Pianeta Mare Film Lab, al Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli prendeva il via la sezione Focus Campania.

 

 

La selezione di cortometraggi dedicati al territorio campano è stata accompagnata dalla presenza dei registi, che al termine delle proiezioni hanno incontrato il pubblico per un Q&A, dando vita a un momento di confronto sui film e sulle diverse rappresentazioni del territorio.

Alle 18:30 ha preso invece il via l’altra sezione dedicata ai cortometraggi: quella dei film internazionali in concorso. A presiedere l’appuntamento è stata la regista Nora Štrbová, che ha presentato il suo cortometraggio “What if we run out of Stones?” e ha dialogato con il pubblico della Sala Assoli Moscato al termine della proiezione.

Nella stessa sala è stato poi proiettato, in anteprima campana, il lungometraggio “Nuisance Bear” di Jack Weisman. La proiezione è stata preceduta da un intervento da remoto del professor Nathan Vetri della UCLA e di Valentina Re dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.

Il film affronta il delicato rapporto tra gli orsi polari e le comunità che vivono nei pressi di Churchill, in Canada, e nel villaggio di Arviat, nel Nunavut. Attraverso il punto di vista delle comunità indigene, Nuisance Bear riflette sull’importanza culturale dell’orso polare e sui profondi cambiamenti che il rapporto tra uomo e animale sta vivendo a causa del progressivo declino del suo habitat naturale.

 

Algumas coisas que acontecem ao lado de um rio di Daniel Soares – Il riflesso della monotonia moderna in un fiume meraviglioso di Marcello Casalino  

 

Il cortometraggio di produzione franco-portoghese proiettato nella sezione Concorso Cortometraggi durante la quinta edizione del Pianeta Film Festival racconta un intreccio di storie accomunate dalla vicinanza a un fiume e dalla distopia delle relazioni umane contemporanee.

Alcuni ragazzi giocano a fingere di annegare per realizzare un video da pubblicare sui social. Un corpo peró rimane davvero immobile, trasportato soltanto dalla corrente dell’acqua, che lo trasforma nello sfondo silenzioso di tutte le storie successive.

Girato nel silenzio della natura simbolo di una lentezza ormai dimenticata il film costruisce la propria tensione per contrasto. I ragazzi interrompono quel silenzio con la musica; due rider si fanno il bagno indossando ancora il casco per non perdere la consegna successiva; un padre di famiglia abbandona le figlie e si arrampica su un albero per poter parlare al telefono con il proprio capo.

La presenza del corpo del giovane rimane costante, rappresentando una rovina imminente che nessuno sembra disposto ad affrontare. Persino una donna, dopo averlo visto, preferisce allontanarsi invece di intervenire.

La macchina da presa rimane quasi sempre fissa e distante, osservando i personaggi senza giudicarli fino ad assumere progressivamente il punto di vista del cadavere: l’unico elemento capace di unirsi davvero con l’ambiente intorno a esso.

Daniel Soares costruisce così un mondo fatto di situazioni assurde eppure sorprendentemente familiari. Le loro assurdità sembrano prendere in giro lo spettatore, ma finiscono allo stesso tempo per mettere in ridicolo la società che rappresentano.

La natura, perfetta e immobile, rimane estranea a quei corpi che la attraversano senza mai entrarvi veramente in relazione. È il simbolo di un’assenza sensoriale: in un mondo dominato dagli stimoli, gli esseri umani hanno smesso di percepire ciò che hanno davanti agli occhi.

La società contemporanea sceglie continuamente dove guardare e soprattutto cosa non vedere, anche quando l’evidenza è impossibile da ignorare. La distrazione diventa così una forma di difesa, un modo per sottrarsi alla responsabilità di ciò che accade.

Ma quanto siamo responsabili di un mondo in cui siamo ormai troppo stimolati per riuscire a provare emozioni autentiche? Forse basterebbe semplicemente scegliere di non guardare altrove.