
Il documentario presentato in anteprima Italiana durante la quinta edizione del Pianeta Mare Film Festival parla della adolescente Kelly divisa tra il sogno di diventare una pescatrice sulle orme del nonno, e la cruda realtà dell’impossibilità dello stesso, a causa dell’ inquinamento e pesca di massa che sta portando all’estinzione della anguilla cieca.
Marcello Casalino: Come é iniziata la produzione del lungometraggio? Come avete conosciuto Kelly e la sua famiglia?
Elçin Bahçeci: Volevamo fare un film vicino ad un mare o un fiume e parlare dell’anguilla cieca, un animale che é a rischio di estinzione. Volevamo filmare il porto di Les Callonges, nell’estuario della Gironda in Francia. Abbiamo iniziato a esplorare quel luogo e a cercare persone anziane che conoscevano l’anguilla e magari l’avevano pescata quando non era a rischio d’estinzione. Così abbiamo incontrato Coco, un pescatore conosciuto e apprezzato da tutta la comunità. Parlando con lui abbiano notato sua nipote Kelly, che era interessata e dopo che ci ha detto che voleva diventare una pescatrice abbiamo deciso di incentrare il documentario su di lei.
Alice Kerviel: Ci siamo qualche modo rivisti in lei, essendo donne che si considerano ancora giovani [ridono] sappiamo cosa vuol dire sentirsi persi e vivere in un mondo dominato dalla figura maschile. Kelly era un po’ timida, ma ci interessava molto la sua tenacia nel voler diventare pescatrice. Ci ha emozionato, e così abbiamo deciso di voler riprendere il processo in cui lei tenta di diventare, come lei ci tiene a dirlo, una pescatrice [fisher-woman] invece di un pescatore.
MC: il vostro film parla della libertà ritrovata nella natura, ma ha anche un punto di vista “negativo” di certo aspetti della vita di Kelly. Credete che per le nuove generazioni sia troppo tardi per sperare nella sostenibilità e non essere limitati dall’inquinamento umano? Quale messaggio stavate cercando?
EB: Io credo che dipenda dai punti di vista. Kelly é da sola nella sua battaglia per diventare una pescatrice. É irrealistico pensare che si possano sfidare le grandi corporazioni che ad esempio fanno la pesca di massa o costruiscono le dighe essendo da soli. Quello che si può fare é sfidare il sistema con una collettività.
AK: Io vorrei aggiungere che é vero che il film può essere letto in chiave negativa. É tutto scaturito dal fatto che durante la produzione del lungo non avevamo programmato un finale. La produzione si é svolta in modo organico con quello che stava accadendo nella vita di Kelly, all’inizio doveva andare ad una scuola per diventare un pescatore, ma poi piano piano sempre più imprevisti e richieste la hanno spinta via da questo sogno. Noi abbiamo avuto sempre speranza, ma quello che abbiamo filmato é diverso. Personalmente ho ancora tanta speranza.
EB: Kelly ha dovuto affrontare tante sfide, come cercare di prendere la patente, iscriversi a questa scuola, ma non ha mai mollato. Noi le abbiamo chiesto: perché continui a provarci? Lei ci ha risposto che ama pescare, ama l’acqua. Kelly ci ha insegnato nel corso del film a non mollare nonostante i problemi che si possono incontrare sul proprio percorso. Ancora adesso, dopo la conclusione del film, non ha mollato il suo sogno. Il finale del film é ambiguo perché la vita di Kelly non é finita, dobbiamo lottare nei momenti in cui non abbiamo più speranza, per continuare a vivere quella speranza.
MC: Nel film ho notato una correlazione nel montaggio tra il viso di Kelly e la natura meravigliosa della location. Quando eravate nella natura il viso di Kelly era presente, mentre nel supermercato o altri luoghi il suo volto era assente. Questa correlazione é stata voluta o é solo una mia interpretazione?
AK: All’inizio del film non avevamo un idea chiara del montaggio, volevamo solo riprenderla nelle varie location. A un certo punto però, é sorso un problema, in quanto Kelly non voleva essere ripresa nelle aree in cui non era felice, ad esempio all’interno del supermercato.
Quando ci siamo resi conto di questo, abbiamo deciso di utilizzare questa cosa e trasformarla in un arco narrativo per Kelly.
EB: Anche noi eravamo stupefatte dalla bellezza della natura e dalla location in generale. Volevamo che lo spettatore si sentisse allo stesso modo, che ammirasse la bellezza di quella natura e capisse perché Kelly voleva essere lì.
AK: Pensi che noi volessimo anche parlare della bellezza della natura e di come l’essere umano la sta perdendo, noi personalmente abbiamo paura di perdere questa bellezza.
MC: Qual é il vostro rapporto con queste location di Les Callonges?
EB: Io non ho un rapporto personale con la location, come lo ha Alice. Ma ho ammirato da subito il mare la naturalezza del posto. Io credo che non ci sia bisogno perforza di una connessione personale alla location, alcuni luoghi ti segnano per la loro semplice bellezza. In questo luogo ci sono vari contrasti e contraddizioni, ad esempio c’è la natura incontaminata e costruzioni industriali molto vicine tra di loro.
AK: La mia famiglia vive vicino a Les Callonges é vado lì saltuariamente da quando sono piccola. Adesso vivo a Parigi e tornare ogni volta mi fa sentire meglio. La possibilità di fermare la vita caotica della città, godersi i ritmi lenti e vivere la natura mi rende felice. Anche per questo ho voluto raccontare questa storia, perché in qualche modo mi rappresenta.
MC: Ho notato un sottotesto nel film di come i media rappresentino i pescatori di queste località come i maggiori colpevoli del rischio di estinzione delle anguille. Volevate rappresentare questo aspetto?
EB: Questo é un punto fondamentale del nostro film. Di chi é veramente la colpa della probabile estinzione di questi animale? Nel film vogliamo proprio mostrare come in realtà i pescatori non sono colpevoli. Vogliamo mostrare la differenza tra la pesca locale e regolarizzata come questa, e la pesca di massa delle grandi corporazioni. Ci sono problemi molto più grandi dei pescatori di piccole comunità, non sono loro il problema.
AK: I media rappresentano la realtà come un bianco e nero, ma la realtà é molto più complessa. Questa rappresentazione crea una divisione tra le persone che vivono in una città grande e le realtà locali. Noi siamo andati in queste realtà e abbiamo parlato con queste persone e abbiamo capito quanto la realtà sia in realtà complessa.
EB: il problema é anche che queste realtà non hanno nessun peso politico. Vivono in realtà rurali e si sentono abbandonati, non hanno potere. I media gli mettono pressione e c’è un grande senso di isolamento. Kelly vuole rimanere lì, ama quei luoghi, ma che scelta ha? Tutto é stato distrutto e nulla ha più futuro.
MC: Ho notato l’assenza della figura della madre e quella del padre che appare poco. É qualcosa che volevate mostrare o volevate solamente concentrarvi nel contrasto tra il passato del nonno e il presente di Kelly?
AK: Kelly é più vicina ai suoi nonni, il padre era più assente. Questa era la sua realtà, quindi perché avremmo dovuto aggiungere un altra realtà che non esiste?
Kelly rappresenta il presente e il nonno il passato, quando morirà, anche il suo mondo non esisterà più.
EB: É stato interessante osservare la vita di Kelly, che vede solamente i suoi nonni e per vedere degli amici deve fare un viaggio in macchina. L’assenza del padre é importante, lui vuole mostrargli che fare il pescatore non ha futuro.
MC: Entrambe siete le registe del film, ci sono state discussioni riguardo la direzione creativa del film o siete andate sempre d’accordo?
EB: Questo è il nostro primo film e anche il primo film insieme, tutti gli addetti ai lavori ci chiedevano chi dover ascoltare [ridono]. A volte devi prendere delle decisioni velocemente, ma la maggior parte delle volte eravamo d’accordo. Quello che è stato fondamentale è fare un lavoro di regolamentazione emotiva. Ci chiedevano spesso se avessimo avuto il modo di esprimere le nostre emozioni e pensieri e prendevamo il nostro tempo per rispettare le decisioni finali.
AK: È stata un esplorazione continua, abbiamo capito come lavorare mentre la produzione era in corso. Non è stato facile, ma è stato anche molto soddisfacente. Dopo la fine del film tutti ci hanno chiesto se siamo ancora amici [ridono]
EB: e noi rispondevano: si certo! Perché no?
MC: Avete altri progetti in mente con il tema della sostenibilità?
EB: Ho un progetto in mente di cui non posso parlare molto, in cui giro per la Turchia. Una sorta di fusione tra documentario e fiction. Sento di avere bisogno di trovare ispirazione dalla realtà, per poi creare una fiction.
AK: Sto scrivendo una fiction coming of Age, mi interessa quella parte della vita di ognuno di noi, proprio quella che attraversa Kelly nel film. Secondo me può accadere ad ogni età. Non è un film sulla sostenibilità ma credo che questo tema apparirà di nuovo in entrambe le nostre filmografie.
Un ringraziamento speciale alle registe Alice Kerviel e Elçin Bahçeci.
La quinta edizione del Pianeta Mare Film festival si svolge a Napoli dal 5 al 10 ottobre 2026.