Daily 7 Ottobre PMFF Open Critics David Domenichini

Daily Report 7 Ottobre

Cortometraggi in concorso a Focus Campania

 

E chi l’ha detto che non vi può essere un connubio perfetto ed armonioso tra cinema di finzione e documentaristico?

Se potevate avere dei dubbi, il corto che vi andrò a recensire oggi ve li distruggerà tutti.

In gara nella sezione Focus Campania del Pianeta Mare Film Festival, questo corto parla in modo eccelso, intimo e sincero di Napoli: non della Napoli che pensate, ma di quella vissuta dal punto di vista di un giovane ragazzo, panettiere da generazioni, che ci racconta della vita e della sua quotidianità. Non è forse questa l’essenza ultima di una città? Non parte forse da questa gente che lavora e vive l’essenza di una città come quella di Napoli? Il corto risponderà a questi enigmi, descrivendo la prospettiva di un ragazzo che forse troppe volte ha sacrificato la sua vita per quel lavoro da fornaio.

A livello registico e stilistico ciò che risalta è l’iniziale scelta del regista di voler porre tutto in bianco e nero, rendendolo più immersivo e intimo, per poi acquisire tutti i colori nel culmine del pathos, donando una sensibilità ed emotività difficili da trovare.

Un altro punto di forza è la scelta musicale azzeccata: non preponderante, la musica riesce a creare una cornice perfetta a questo film, risultando riflessiva e a tratti commovente, coinvolgendo ma, soprattutto, stimolando l’immedesimazione.

Altro elemento stilistico molto importante è il fondere il cinema di finzione con il documentaristico, rendendo da un lato, nel primo caso, una cornice più romantica e donando sensibilità alla storia; mentre nel secondo, una cornice più riflessiva fatta di dialoghi dove, come in un documentario, il protagonista tramite l’interlocutore (il regista) riesce a esporre visioni della vita uniche.

Concludo consigliando di recuperare questo cortometraggio, ritenendo che l’impronta intima di questo contesto sociale, tramite le giuste scelte stilistiche, riesca anche a far rispecchiare ogni nostra realtà in piccole parti: e non è forse anche questo che fa il cinema?