Daily 8 Ottobre PMFF Open Critics Marcello Casalino

Daily Report 8 Ottobre

La quarta giornata del Pianeta Film Festival 2026 è iniziata con la sezione Cinematinèe, che si è svolta con una serie di incontri e proiezioni.

Ad aprire la giornata nell’Aula Magna Scampia dell’Università Federico II è stato un Talk con Giulia Bonella, direttrice della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, che ha spiegato agli alunni le attività più interessanti che si svolgono all interno della Tenuta nel corso dell’anno.

A seguire, l’anteprima italiana del lungometraggio “Oxygene” di Roxanne Perrot e Ugo Isoard. Il documentario segue una comunità di apneisti volontari a Marsiglia per una settimana che si dedica alla rimozione delle plastiche nel Mar Mediterraneo. Il film riflette sul senso di combattere una battaglia praticamente infinita e destinata a fallire.

La mattinata è proseguita con la proiezione dei cortometraggi in sezione e il racconto del Sailing Lab a cui hanno partecipato Chiara Certoma, Federico Fornaro, Giuseppe Lupinacci e Paolo Melodia.
Il Sailing Lab è un laboratorio itinerante in barca a vela che nell’estate 2026 ha navigato da Anzio a Barcellona nell’ambito del progetto europeo “PartArt4OW – Participatory Art for Ocean and Water”.

Attraverso I video-reportage proiettati, sono stati affrontati i temi che riguardano da vicino il futuro del mare: la qualità delle acque, l’inquinamento, la pressione sulle risorse, i cambiamenti ambientali e il rapporto sempre più complesso tra attività umane ed ecosistemi marini.

La penultima giornata della sezione Cinematinèe si è in seguito conclusa con un Talk di Renato Galeone della Fondazione Taranto 25.

Alle 15 nel Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli è andata in scena l’ultimo giorno della sezione Focus Campania.

 

La selezione di cortometraggi dedicati al territorio campano è stata accompagnata dalla presenza dei registi, che al termine delle proiezioni hanno incontrato il pubblico per un confronto sulle loro opere.

Uno dei corti selezionati sarà successivamente annunciato dalla Giuria Giovani per ricevere un premio in denaro pari a 1000€.

Alle 18:30 nella Sala Assoli Moscato si è svolta l’ultima giornata della sezione dedicata ai cortometraggi internazionali in concorso. La proiezione delle opere è stata presieduta da Eva Sajanová, regista di “How to listen to fountains?” e Nefeli Chrysa Avgeris, regista di “Sea full of songs”. Le due giovani artiste hanno avuto la possibilità di confrontarsi con il pubblico e successivamente rilasciare delle interviste video esclusive condotte dai critici invitati dal festival attraverso una open call pubblica.

Nella stessa sala è stato poi proiettato in anteprima italiana il lungometraggio “All rivers spill their stories to the Sea” diretto da Jeanie Finley. La regista Inglese ha condotto un ricco Q&A in dialogo con Antonietta De Lillo.

Il film è ambientato nel nord-est dell’Inghilterra e racconta la storia del pescatore Stan Rennie, che lavora nello stesso tratto di costa da oltre cinquant’anni. Quando una misteriosa marea di granchi e aragoste avvelenati arriva a riva come una piaga biblica, sulla scia di un nuovo sviluppo post Brexit lungo quella stessa costa, il mondo di Stan viene sconvolto dall’oggi al domani.

Il Pianeta Mare Film Festival si svolge dal 5 al 10 Ottobre 2026 a Napoli.

 

How to Listen to Fountains? di Eva Sajanová – La voce emotiva dei luoghi

Presentato in anteprima campana durante la quinta edizione del Pianeta Mare Film Festival, il cortometraggio trasforma il suono dell’acqua in uno strumento di riflessione sul degrado urbano e sul rapporto tra gli abitanti e gli spazi che vivono.

A Bratislava, ci sono circa 150 fontane. Molte di queste, opere architettoniche e artistiche di grande valore, sono state abbandonate e lasciate deteriorare nel tempo.

È proprio da questa condizione di abbandono che Sajanová costruisce il punto di partenza del suo film, scegliendo però di non raccontarla soltanto attraverso le immagini.
Il vero protagonista dell’opera è infatti il suono.

Attraverso un sound design particolarmente espressivo, l’acqua smette di essere un elemento di sottofondo e acquista una voce propria. Le fontane cantano, urlano e parlano, assumendo personalità differenti.

A questa dimensione sonora si aggiunge un montaggio serrato, che contribuisce a creare un ritmo giocoso ma nevrotico, trasmettendo la sensazione di una città che non dovrebbe rimanere indifferente davanti al deterioramento dei propri spazi.

L’utilizzo dello stop motion rafforza ulteriormente questo effetto: gli oggetti si muovono da soli e le fontane vengono progressivamente antropomorfizzate e accostate alla dimensione umana.

Attraverso l’ascolto Sajanová invita infatti a percepire gli oggetti che ci circondano come testimonianze della storia dei luoghi e della comunità che li abita. L’emotività donata agli oggetti mette in luce quanto sia facile ignorare ciò che appartiene al nostro quotidiano proprio perché siamo abituati alla sua presenza

L’abbandono delle fontane diventa così qualcosa di più di un problema estetico o architettonico: dimenticare questi luoghi vuol dire perdere parte della memoria collettiva che rappresentano.

L’opera sviluppa nel tempo una dimensione di speranza, utilizzando gli stessi strumenti che nella parte iniziale richiamavano il degrado in una luce positiva. L’acqua inizia a scorrere nelle fontane precedentemente asciutte, che cantano di gioia suggerendo la possibilità di ristabilire un rapporto con la comunità locale.

Imparare a riconoscere gli oggetti che ci circondano e rappresentano vuol dire rispettarli e considerarli come nostri eguali.